Eric Baret – appunti estratti da seminari


E’ sempre un momento buono per praticare, salvo quando vi attendete un risultato.

simbolo OM

Essere disponibili a ciò che si presenta: l’accettazione è una forma di strategia.

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…perciò non si può dire che c’è un unico sentiero…


Mataji:

Discussioni e controversie appartengono al sentiero, ma invero ciascuno è a casa sua. 

Lo stesso sentiero non può essere per tutti; anche i fratelli di una stessa famiglia hanno inclinazioni e preferenze diverse. Ad alcuni piacerà il vedanta, ad altri la via vaishnava, ad altri ancora il culto della shakti; perciò non si può dire che c’è un unico sentiero.

In effetti ogni singolo ricercatore di verità  è modellato in maniera unica e differente dagli altri; tutti dovranno però passare attraverso la porta della Verità”

(Sri Anandamayi Ma – Vita e insegnamento della Madre Permeata di Gioia – Edizioni Vidyananda).

le montagne sono di nuovo montagne…


ilaria

“Prima di praticare lo Zen, le montagne mi sembravano montagne, e i fiumi mi sembravano fiumi.

Da quando pratico lo Zen, vedo che i fiumi non sono più fiumi e le montagne non sono più montagne.

Ma da quando ho raggiunto l’illuminazione, le montagne sono di nuovo montagne e i fiumi di nuovo fiumi”.

(F. Capra “Il Tao della fisica” – citazione capitolo 9)

VIE PARALLELE


girasole

Sono stata alla conferenza del Prof. Giuliano Boccali intitolata “La Parola e il Silenzio” presso L’Associazione Italiana di Raja Yoga. Cito alcune frasi dai miei appunti, che sono un’estrapolazione da un contesto di spiegazione filosofica e storica a partire dalla concezione indiana, quindi non riferibili al senso dell’intera conferenza, ma che spiegano il percorso del mio pensiero : … non si pensa per idee, ma per parole … il pensiero e il linguaggio sono la stessa cosa … Il Silenzio è lo spazio di rigenerazione della parola…

Dopo la conferenza e finendo di leggere “Bioenergetica” di Lowen è scaturita la riflessione che esistono diverse possibilità di vivere la propria “realtà spirituale” che si esprimono secondo i propri campi di interesse: sarebbe opportuno aver chiaro che non è possibile capire e esprimere “una verità” senza la coscienza che tutto è parziale, non tutto può essere compreso, perché il nostro “campo di coscienza e di interesse è limitato”.

Sto cominciando a leggere “La via del Silenzio e la Via delle Parole” di Claudio Naranjo e rimango colpita, mantenendo la relazione con gli altri passaggi (la conferenza e la lettura di Lowen), da questa affermazione:

“ …la meditazione senza la conoscenza non è nulla…il Dalai Lama cita un sutra: “All’inizio affidati allo studio, poi interiorizza il significato con la meditazione. Dalla retta meditazione deriva la Saggezza della retta comprensione”

… E citando Eric Baret, (Yoga del Kasmir) : “solo l’ascolto senza domanda è liberazione, percezione e intendimento diretto”.

Quindi la mia riflessione… vie diverse… vie parallele… campi di interesse quali lo Yoga, la filosofia,  la psicologia: …”la propria  realtà spirituale e personale” si può realizzare nella curiosità e nell’apertura della ricerca …nel vissuto spontaneo, naturale e libero.

Appunti da un seminario Yoga di Eric Baret


Appunti/note  (con beneficio del dubbio per “la comprensione” e “l’interpretazione scritta”) ERIC BARET  – Yoga Tantrico Kashmiro – seminario del 9 e 10 marzo 2012

ACCETTATE QUELLO CHE SI PRESENTA (GIOIOSAMENTE)

PERCHE’ E’ NECESSARIO A RAGGIUNGERE UN’AUTONOMIA

SIATE INTENSAMENTE PRESENTE

E IN QUESTA INTENSITA’ AVVERRA’ IL CAMBIAMENTO

non ci può essere libertà/non siamo liberi di fronte agli eventi della vita

qualsiasi speculazione che rimane mentale/filosofica SCOMPARE di fronte agli eventi della vita/all’EVENTO della vita

la libertà/il determinismo non esistono se non come speculazione filosofica … non possiamo decidere ciò che ci accade (tutto nella vita è collegato, non si può decidere — NON DIPENDE DA NOI —) 

quello che (CI) accade è necessario e ci dà la possibilità  di diventare più autonomi

nell’ESSERE INTENSAMENTE PRESENTI a ciò che è necessario che accada (a ciò che accade) avviene IL CAMBIAMENTO

Renata Angelini e Moiz Palaci: perchè praticare Raja Yoga in occidente.


Perché praticare il Raja Yoga in Occidente

Per comprendere l’utilità della pratica dello Yoga nel mondo occidentale è importante cogliere come questa antica disciplina, accanto a una componente legata alla storia e alla cultura di quel grande paese che è l’India, ne comprenda una più universale, che riguarda la natura dell’uomo e del suo essere cosciente, un aspetto dunque più “esistenziale” che in quanto tale riguarda qualsiasi essere umano.

Lo Yoga dunque si rivolge a chiunque abbia la curiosità e il desiderio di comprendere il proprio mondo interiore, chiunque voglia scoprire cosa significhi essere vivi, sentirsi vivi; perché risulti così difficile essere consapevoli, presenti verso se stessi e gli altri; perché il non essere coscienti inneschi un processo di sofferenza e come porvi rimedio… Tutte queste domande non si possono attribuire in senso stretto né all’Occidente né all’Oriente, bensì a chiunque voglia dare un senso più profondo alla propria esistenza.

Il “Raja Yoga” (Raja significa regale, nobile) denota una pratica interiore di consapevolezza che affronta in modo diretto le questioni esistenziali cui abbiamo accennato, fondandosi sull’innata capacità, comune a noi tutti ma sovente sopita, di “renderci conto”, di rilevare, di accorgerci di ciò che ci accade. 

L’Occidente, ma ormai  anche l’Oriente, ha imboccato da molto tempo la strada dell’accumulazione e dell’apparire, e la velocità che caratterizza la nostra vita di tutti i giorni  impone di conseguenza una crescente accelerazione mentale. E ciò,  inevitabilmente, comporta un crescente ricorso ad automatismi e schemi di comportamento.

La nostra mente non è mai a riposo, e l’essere separata dal ritmo naturale e profondo del nostro organismo, imprescindibile per una consapevolezza autentica, la porta a sostituire l’azione con una serie di “reazioni” (l’agire con il reagire). Il risultato di un tale atteggiamento mentale è uno scontento sottile per il quale neppure un desiderio esaudito costituisce un reale appagamento.

Mai come ora, dunque, ci ritroviamo nella necessità di recuperare una dimensione che meglio corrisponda alla nostra natura profonda. Una dimensione più autentica e, insieme, più essenziale.

Renata Angelini e Moiz Palaci

Associazione Italiana di Raja Yoga

Yoga….la sua leggerezza è la sua intensità….


E’ quasi un peccato che lo Yoga produca un effetto,

quest’arte non è un  mezzo,

è un ringraziamento,

la sua leggerezza è la sua intensità.

(ERIC BARET – Yoga Tantrico- Asana e Pranayama del Kashmir – edizioni Mediterranee)